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GENTE VENETA | Società e cultura

Venerdi, 3 Ottobre 2014

Monique Pistolato: «Altro che fine dei libri...»

Monique Pistolato è una portatrice di virus. Il virus che alberga si chiama piacere di leggere libri. Molti nel mondo hanno sparso anti-virali potenti, specialmente tra i giovani, per debellare questo "nemico". Ma non solo Monique è ad essi indifferente, ma ha la capacità di espandere e diffondere la "patologia" da cui è felicemente afflitta.

Per esempio lo fa con "Cari libri", l'ultima sua pubblicazione, edita poche settimane fa dalle Paoline (pagine 120, euro 11). E' il racconto di come la lettura non solo individuale, ma condivisa fra più persone - che si incontrano per leggere insieme e insieme dialogare - sia un'esperienza di umanità. Anzi, un acceleratore di ricca umanità.

Scrittrice ed educatrice, veneziana con un'infanzia trascorsa a Parigi, Monique Pistolato si pone in primis una domanda: perché tenere vispo questo virus, debilitato dall'avvento di internet, degli smartphone e dei social network? Quel vecchio supporto su carta sembra così rinsecchito di fronte alle nuove tecnologie e ai nuovi modi di comunicare... Ovvero: prima ancora di pensare alla lettura condivisa, non è già basilare capire perché vale ancora la pena di prendere in mano un libro e leggerlo?

La risposta di Monique Pistolato è essenziale e ha due risvolti: perché è bello e perché serve. «La lettura di un libro - spiega - aiuta nella vita, perché ti permette di avere più strumenti per avere a che fare con il mondo. Un buon romanzo può diventare un salvagente, una zattera, un'esperienza che ti rende più forte. E' come la cultura: se ce l'hai, hai più difese nelle traversie della vita. E leggere un libro, secondo me, dà più risorse di navigare in Rete, perché internet oggi è un oceano, pieno zeppo di cose e con pochi punti di riferimento per orientarsi. Se non hai gli strumenti per capire dove andare e cosa raggiungere, rischi di perderti».

Questo vale in particolare per i più giovani, che nel web si muovono con disinvoltura quasi innata, ma che da un buon libro possono trarre "scorte culturali" in quantità, da usarsi poi.

Per questa ragione Monique Pistolato suggerisce - in particolare a genitori ed educatori - di non demordere: il libro va proposto ai bambini e ai ragazzi. «E guai a scoraggiarsi: sembra che nei ragazzi le cose non attecchiscano; invece si depositano dentro e si esplicitano dopo. Per questo è importante raccontare la propria esperienza di rapporto con i libri e la lettura: è una trasmissione invisibile, che darà il suo frutto con il tempo».

E i laboratori di lettori? E la lettura condivisa? Il senso è questo: «Sono laboratori di umanità, incubatori di risorse sociali. La cosa straordinaria è che ognuno questo viaggio se lo fa prima da solo e poi insieme ad altri. Cioè mette in circolo, grazie ai laboratori, le sue idee e i suoi sentimenti, aprendoli ad altre persone; e questo crea pensieri nuovi. Se c'è ascolto - come quasi sempre c'è, ed è ascolto vero - si torna a casa con delle cose in più: pensieri ed emozioni. Non è poco».

Giorgio Malavasi

Tratto da GENTE VENETA, n.37/2014

Articolo pubblicato su Gente Veneta

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