Fare voci. Giornale di scrittura

Intervento su Fare voci. Giornale di scrittura della Biblioteca Isontina di Gorizia rubrica a cura del poeta Giovanni Fierro, dicembre 2013

I tre libri di Monique Pistolato

 

Pistolato

 

I tre libri che preferisco, è la domanda.

La memoria si apre sicura verso l'approdo dell'infanzia, dove le storie appaiono nitide come le pareti di una casa. Ma ai lettori, forse, non interesserà sapere che il mio corredo affettivo di bebè si è nutrito nell'ordine di Nino e Ghita, I tre porcellini e Pinocchio.... No, scusate, come potrei lasciar fuori Pippi Calzelunghe?! Accidenti, siamo già a quattro (come le pareti della casa di Lego di bambina) ma rischierei che la bisbetica uscisse dalle pagine per tirarmi un calcio, reclamando il giusto diritto di rientrare nel terzetto per essere stata - per anni - il mio carretto di avventure. Il compito assegnato mi riprende per le orecchie. Allora, testa cuore e pancia si mettono al lavoro.

Nella mia libreria con estensioni oramai sul tappeto, sulla poltrona, su una lampada diventata comodino, le opere sono collocate per autore, in ordine alfabetico, salvo uno scaffale: lì in tripla fila e a tettuccio sono collocati i libri degli affetti e scegliere è difficile. Significa includere ed escludere, anche essere giudicati ma non temo penne rosse. Per me vale il motto che nella lettura piace ciò che piace, intimamente, come a tavola. In questa mattina d'autunno, con il sole cristallino che ha mangiato la nebbia, ecco le fragili certezze.

 

George Simenon, Il piccolo Libraio di Archangelsk, Adelphi, 2007. 

Un romanzo basico, capace di stravolgere qualsiasi prospettiva. Il signor Jonas, libraio della Piazza Vieux-Marché, è un uomo mite e metodico appassionato filatelico. Sposato a Gina sensuale, bella e irrequieta. I due paiono una coppia mal assortita, eppure le loro esistenze procedono in un fragile equilibrio finché una mattina la donna esce di casa sparendo con un segreto... Il protagonista non vuole svelare alla piccola comunità l'accaduto, così inventa una bugia che stravolgerà il suo destino. La trama avvolgente conduce nei meandri più reconditi del sentimento umano. Un fine capolavoro psicologico che esplora quanto può un cuore.

 

Magda Szabò, La porta, Einaudi, 2005

Tutto in questa vicenda è scolpito a cesello. L'io narrante è quello di una scrittrice che conosce il successo tardivo e si fa aiutare nelle faccende domestiche da Emerenc una donna ossuta, alta possente che, nonostante l'età avanzata, compie i suoi lavori con puntualità e perizia. Nel suo fare è racchiuso un mistero. È il legame che si instaura tra due mondi apparentemente inavvicinabili a reggere una storia tenera, drammatica, dallo sguardo redentore verso gli ultimi. Un gioiello.

 

Mia Couto, Il dono del viandante e altri racconti, ibis, 1998. 

È una raccolta che mi ha regalato Paolo Veronesi il mio editore. Gli sono infinitamente grata per avermi fatto scoprire quest'autore mozambicano. Quello a cui sono più legata per i racconti. "Ogni volta che prendo il mare mi vengono domande che non appartengono al patrimonio di dubbi terrestri: l'onda è acqua avanzata al mare? Oppure il mare non conosce la sua linea di sito? E gli animali che abitano le acque dispenseranno lacrime? Da dove scorrerà, allora, la tristezza dei pesci?.."  Da fatti piccoli, trascurabili, è capace di tessere storie indimenticabili. Ha una scrittura potente, evocativa, dal profondo valore sociale... imprevedibile in quello che lascia.