Cari libri - Giovanni Fierro

In difesa della lettura

Monique Pistolato e i suoi “Cari libri”

 

Creare l’ incontro tra le persone, e promuovere e sostenerne il confronto. Usando come strumento la lettura di un libro. Inventare così un luogo, dove stare bene, e permettere a ciascuno di potere elaborare i propri pensieri e dare forma alle proprie emozioni.
Fare nascere così dei gruppi di lettori appassionati, che decidono di intraprendere un percorso di condivisione degli effetti della lettura.
E la scrittrice veneziana Monique Pistolato da molti anni è artefice di questi progetti, invitata in vari contesti, come biblioteche, spazi associativi e parrocchie, a dare forma a queste vitali proposte.
Questa sua esperienza è al centro del suo nuovo libro, “Cari libri. La lettura condivisa come laboratorio di umanità”, edito da Paoline.

Cari libri


Perché “la lettura è un certo lievito per ogni esistenza, con risultati diversi a seconda degli ingredienti celati con cui si mescola”; ed è questa la ricetta che lei offre, con un invito alle persone che frequentano i gruppi di lettura da lei coordinati, ad uscire dal proprio ruolo sociale, dal rapporto solitario e intimo con la lettura per il desiderio di un dialogo.
“Cari libri” pone quindi al centro la parola scritta e la persona, perché “la biblioteca di ciascuno è una questione esclusiva come le impronte digitali”, condizione necessaria e originale da cui partire, da cui prendere forza e slancio.
La lettura, si sa, nel nostro tempo presente è virtù sempre più svalutata e sottovalutata, stropicciata nelle sue pieghe emozionali e strappata nella sua valenza sociale e culturale.
Un libro come “Cari libri” ridà al leggere una importanza centrale nella vita di ciascuno, e pone la persona come autentico e imprescindibile punto di riferimento delle società.
Una persona che incontra un libro è sempre una storia. La sua. Lo stesso corpo di parole ha effetti diversi per ciascuno” e “il lettore autentico ha il coraggio di esporsi, di lasciarsi contaminare, anche di dire non conosco, non ho letto”; sono pensieri importanti, che Monique Pistolato sottolinea e nutre, per dare al vivere la giusta e meritata condizione di laboratorio, dove le parole, scritte e lettere, sono la lingua che custodisce l’umanità di ciascuno di noi. Alimentata a passione.
La lettura quindi, non come luogo di rifugio, ma situazione attiva e formativa per affrontare il presente e conoscere se stessi, ricordando che come disse Vargas Llosa (citazione contenuta nel libro) “Una società impregnata di letteratura è più difficile da manipolare da parte del potere, è più difficile da sottomettere e da ingannare, perché quell’inquietudine con la quale torniamo nel mondo dopo esserci confrontati con una grande opera letteraria crea cittadini critici, indipendenti e più liberi di quanti non vivono l’esperienza”.




Sullo slancio di questi libro bello ed importante, abbiamo posto alcune domande a Monique Pistolato.

 

Da lettrice, cosa chiedi ad uno scrittore, per essere tale?

L'onestà e il pudore verso parole capaci di stupire, stanare, abbracciare, con uno sguardo che sa essere particolare e universale. Il lavoro paziente del liutaio che per costruire uno strumento musicale va nel bosco e sceglie il legno e poi lo ascolta. Incide, scava, lima, fino a portarlo al suono.

Come percepisci la differenza di ‘scrittura’, tra quella che leggi e quella che tu, come autrice, crei?

La lettura è un esercizio mentale silenzioso che conduce in una dimensione onirica, un rapporto intimo con la pagina scritta. La storia mi lega al suo autore attraverso un paesaggio, un odore, una vicenda cucita da punti e virgole.
Lo scrivere invece è azione, una traduzione in linguaggio dei tanti aspetti da cui sono abitata. I sedimenti si impastano con l'alfabeto familiare, affettivo, scolastico, soggetti a un cielo, al volo di un airone, ad un accadimento. Alle perturbazioni di ogni giorno.
Tra le scritture di cui mi nutro e l'atto di scrivere c'è il filtro dell'esistenza - uno spazio - con eredità e contaminazioni.

Cosa significa ‘stare bene con le parole’?

Comprenderne il significato più profondo: attenderle, custodirle, usarle con parsimonia come le spezie.

Tempo fa, mi hai raccontato di come una storia, narrata, abbia una forza comunicativa incredibile. Molto più forte di un qualcosa che è semplicemente ‘spiegato’. Per quale motivo?

Le storie parlano alle emozioni, al sotterraneo, incontrano l'inconscio di ogni lettore. Hanno il potere di renderti protagonista di quei fatti, di condurti in parti di te non ancora conosciute.
Mi viene in mente, il racconto - testimonianza della scrittrice francese Violette Ailhaud L'uomo seme, con tensione, ti trasporta in un villaggio dell'Alta Provenza in cui tutti gli uomini sono stati deportati o costretti a fuggire e si ritrovano solo le donne a far fronte a un quotidiano gramo ma un imprevisto stravolge quella condizione... Nessuna lezione in cattedra potrebbe essere più bella sul dramma della guerra e sulle necessità dell'amore. A volte vorrei dire fermiamo i discorsi, le prediche, diamo fiducia ad una poesia. L'essenziale.

Il tempo dedicato alla lettura, che tempo è?

Quello della lievitazione, dell'accrescimento inconsapevole.

Come reputi, a livello nazionale, il lavoro che viene fatto per sviluppare la lettura?

E' blando e ne vediamo e paghiamo i risultati. La lettura non è ancora considerata un'attività scolastica educativa a pieno titolo. Bisognerebbe rimetterla al centro, insieme al libro, come una competenza chiave. I bambini vanno accompagnati all'ascolto orale, all'amore per le storie prima che con l'abbecedario. Bisogna lavorare sul far scoprire il piacere e il potere di questo strumento più che sull'imposizione o obbligatorietà brandita con la penna rossa.
Scrive Giovanni Solimine " Una "buona scuola" non può consentire che la condizione familiare di origine dei ragazzi continui ad essere determinante nell'accesso e nel consolidamento delle abilità alla lettura, che sono condizione indispensabile per il vero esercizio della cittadinanza e svolgono una funzione di riequilibrio e di coesione sociale"....

 

Monique Pistolato



Il sottotitolo di ‘Cari libri’ dice ‘la lettura come laboratorio d’umanità’, perché?
E come si colloca questo, all’interno della società di ogni giorno?

Decidere di portare in un gruppo i sentimenti, i pensieri, attraversati con un testo è un'occasione di uscire di casa per incontrare altri appassionati dello stesso oggetto di piacere in un ambito che non giudica ma ascolta. Il valore aggiunto è dato da uno stare insieme all'interno di una cornice con uno spazio, tempo, compito, che facilita lo sviluppo di pensieri nuovi e idee portate dal confronto/incontro. Non c'è un "io" in viaggio ma un "noi". In un epoca così buia, che si formino piccole comunità di persone, che condividono la passione per la lettura, in biblioteche, parrocchie, associazioni, case, è un'occasione per intrecciare legami di prossimità, sperimentare la ricerca, l'ascolto, la mediazione senza prevaricazioni, in momenti di benessere che assumono valore sociale ed esercizio concreto di democrazia.

Quali gli effetti, immediati, all’interno di questi gruppi di lettura, per le persone coinvolte, nel trovarsi nel confronto, grazie ad una lettura comune?

Un tempo per sé in una stanza che accoglie, l'effetto benefico dell'alterità e della vicinanza: risentire un verso o il brano di un racconto attraverso i gesti, i sorrisi, gli sguardi di un altro, dona vita a quella narrazione. La lettura come inclusione nel mondo.

Cari libri’ parla anche di una ‘resistenza umana’, da mettere in campo ogni giorno. È così?

La resistenza è nel riconoscere un'alleanza con persone portatrici di valori comuni: si appartiene ad una minoranza che può creare contagi buoni. Le parole spartite - come pane - mettono radici, producono gentilezza, attrezzature per far fronte alla vita, strumenti di tutela ed emancipazione per i più deboli. Bellezza.

Quanto la lettura può essere rifugio, e quanto occasione per conoscere qualcosa di nuovo, di sé e degli altri?

Sono aspetti che coesistono. La lettura per piacere è un rifugio, un nido caldo, un'astronave. Nelle nostre preferenze, siano un autore o un genere, cerchiamo la rassicurazione del conosciuto, di un piatto - libro di cui conosciamo il gusto... ma in ogni opera c'è la possibilità di scoprire qualche cosa di nuovo per sé e per gli altri. La sfida è nel restare curiosi, nell'addentrarsi anche in testi che non avremmo scelto ma che ci seducono per una copertina, titolo o perché ce ne ha parlato con passione un amico. Osare è l'avventura.

G. F.