A Testaccio laboratorio di umanità


A Roma, nel cuore del quartiere Testaccio in Piazza Santa Maria Liberatrice, c'è un bel giardino pubblico con giochi per bambini alberi e panchine, luogo d'incontro per tutta la comunità. L'apertura notturna senza vigilanza e le scarse risorse per la manutenzione, da parte del Comune, rischiavano di trasformarlo in un posto in preda a balordi e degrado. Ma gli abitanti non si sono scoraggiati: mamme, papà, nonne e nonni, si sono costituiti in comitato per preservarlo da sbandati e incuria. C'è chi apre il cancello al mattino e chi lo chiude la sera, chi controlla e aggiusta i giochi. C'è chi ha donato le scope di saggina per la pulizia, chi ha offerto un magazzino per custodirle, chi spazza il fogliame e tiene pulita la pavimentazione, in un presidio costante di cura.

Tutti i commercianti della zona sanno che lì si fa animazione che piccini e grandi s'incontrano all'aria aperta intrecciando legami di prossimità. C'è chi fornisce la vite per sistemare l'altalena, chi la manodopera per aggiustarla, chi i dolcetti o le bibite per un'iniziativa, ciascuno contribuisce come può alla vitalità e al mantenimento dell'area. Gli abitanti sembrano consapevoli che quello spazio va custodito e difeso come un bene comune. Ognuno ci mette un pezzetto di passione, di quello che sa fare, del suo tempo e del suo denaro, in un esercizio sociale di salvaguardia di un luogo comunitario. Anima infaticabile del comitato è una donna minuta dai capelli sbarazzini e gli occhi di cervo di nome Maria Pia che dedica gran parte del suo tempo libero ad organizzare attività ricreative e a sostenerle, in un capillare lavoro di rete porta a porta. La ferramenta, la pasticceria, il bar cinese, la sartoria, il panificio e i caffè, tutti sanno cosa accade sotto il cielo di Testaccio. Ad agosto Maria Pia s'innamora di un libro ne parla con il maestro Emilio, con le nonne con le mamme e i papà e con tutto il comitato. Avvia un'opera contagiosa di trasmissione dei contenuti fino alle autorità. Allora, tassandosi autonomamente, pensano di creare una piccola biblioteca all'interno del giardino. Incaricano così il vecchio falegname del quartiere del lavoro. Con una cerimonia solenne il giardino e il nuovo manufatto vengono titolati a Cari libri. La lettura condivisa come laboratorio di umanità. Installano una casetta verde, bella come quella delle fiabe, che come un prezioso tabernacolo si apre con il primo sole del mattino e si chiude al tramonto: al suo interno scaffali di libri per bambini e ragazzi. Quando sbuca il primo raggio tiepido genitori e nonni danno voce alle storie, i più piccoli sfogliano e guardano le figure, si scambiano libri. C'è un via vai di volumi tra le panchine e i giochi, se qualcuno si affeziona ad un titolo può portarselo a casa. La piccola biblioteca non resta mai sfornita perché il tamtam delle mamme ha azionato il recupero di volumi in buono stato che tornano in circolo. Con un escamotage creativo, di responsabilizzazione, molti preadolescenti frequentatori del parco sono stati nominati “sentinelle del decoro e della cultura”. Così con il loro distintivo al braccio, dal muretto dove si raccontano di scuola e prime cotte, tengono d'occhio la loro biblioteca tra le fronde e le altalene. La responsabilità condivisa degli abitanti di Testaccio, di custodire vitale e bello un cuore verde e pulsante del proprio quartiere, è testimonianza rara e preziosa di laboratorio di umanità. Lì si gioca, si discute, ci si rilassa. Si leggono il giornale o un bel libro, si raccontano le pene ad un'amica, si festeggia un compleanno o un nuovo fidanzatino. Si organizza una presentazione. Sotto il cielo di Testaccio un giardino vive grazie all'impegno reciproco, un esempio fiorito - di essere un noi - carico di speranze.

 

 

Monique Pistolato ©