Luna di traverso Cantino

Certe cose richiedono la presenza di due persone. Perché da soli vengono male. O non vengono per nulla.

Un aspirante ingegnere meccanico, costretto a fare il panettiere per pagarsi gli studi, e una cliente. Vedova. Giovane. Invitante.

Un calzolaio, nato e cresciuto «tra l’odore di mastice e sudore», e un’altra cliente. Con una particolarità. O forse due. O forse.

Un uomo, insomma, e una donna. Il che può ricordare il titolo di un vecchio film francese (con Jean-Louis Trintignant, se non ricordo male), di quelli intimisti come andavano una volta. Magari è solo una coincidenza, ma Monique Pisolato è nata in Francia da genitori italiani. Sembra prediligere le storie di due destini che s’incrociano. Incontri casuali. Ma anche no. L’importante è che ci sia sempre il due. Diversamente, potrebbe anche non funzionare.

Chi traffica con le parole lo sa. Le apparenze ingannano. Lasciano intendere che dietro ci sia dell’altro. Oggetti, persone e situazioni possono essere quello che non sembrano. I due racconti di Monique pubblicati sulla Luna (poi inseriti dall’autrice nella raccolta Un’altra stanza in laguna del 2005) danno l’impressione di voler dire questo.

Il piccante del pane è un invito all’assaggio. Ma anche la storia di un nuovo inizio. Due in uno. Due per uno. Uno studente frustrato ripassa le ostiche materie d’esame (ingegneria meccanica) in mezzo a farina e lievito. Un sentiero che non si è scelto: si limita a percorrerlo. Lungo il cammino, però, si possono anche fare incontri interessanti. Sonia è giovane e vedova. Sa di peperoncino. E le piace il pane fresco. Si ricomincia. Da zero. Anzi, da due.

Il mezzo in più è un altro invito. Non esplicito. Non dichiarato. Sotterraneo, forse. Tiene il lettore sulle spine. Costruisce aspettative ambigue, ma fino a un certo punto. Preannuncia una sorpresa, un coup de théâtre che non è detto arrivi. Meglio così. Lascia curiosi e liberi di immaginarsi uno dei tanti (o pochi) finali possibili. Un artigiano che ama il suo lavoro s’imbatte in una cliente con una richiesta… particolare. Chi legge non sa bene su cosa concentrarsi. Sul mezzo o sull’in più? Magari su entrambi. I gatti sanno che ci sono curiosità da evitare. Non sempre sette vite bastano.

Due titoli stuzzicanti. Che attirano. Blandiscono. Lusingano la nostra attenzione, invitando a saperne di più. Grazie a una scrittura accattivante, giocata sulla seduzione che soltanto le parole sanno tessere. Siamo investiti da una miriade di richiami sensuali. Tatto, gusto, olfatto, vista. Non necessariamente in quest’ordine. Monique non dichiara. Allude. Suggerisce. Sul filo sottile del ti vedo-non ti vedo. Suppongo sia questo il vero erotismo. Rimandare a oltranza l’arrivo dei Tartari. Sempre che esistano.

Non c’è malizia, in questi racconti, ma qualcosa di più. È la complicità. Fra i protagonisti. Fra autore e lettore. Il piacere si promette. A volte si concede. Altre volte si differisce. Ma non si deve raccontare. Accade tutto fuori campo. Se no, che piacere è?

Enrico Cantino, introduzione ai racconti pubblicati in I lunatici. 15 Nuovi scrittori italiani, mup editore, 2006

Monique Pistolato ©