Italia Oggi

Guido Conti

Monique Pistolato è una voce nuova della narrativa italiana. L’avevamo segnalata a suo tempo per un libro sulla prima volta degli adolescenti, BUM BUM. Il debutto sessuale in adolescenza, per le edizioni La meridiana, ma è con questa raccolta di racconti Un’altra stanza in laguna che finalmente corona un decennio di lavoro narrativo passato attraverso riconoscimenti di premi, racconti editi in antologie e pubblicazioni su rivista. E’ destino della maggior parte dei migliori autori italiani fare questo percorso, lungo ma necessario per una lenta e graduale maturazione della scrittura e dello stile, che consolida il lavoro non solo del passato ma soprattutto del futuro di un autore. In questa raccolta Monique Pistolato che vive e lavora a Venezia chiude dunque un percorso ma per aprirne un altro, più maturo e consapevole. In quasi tutti i racconti della Pistolato ci sono donne sole che cercano con intensità parole, voci, ricordi, sensazioni, in un desiderio di ricostruire un rapporto a due spesso difficile, contrastato. In Guscio di carta Elsa incontra il marito che esce da un cinema hard, in Raccoltaindiscreta la protagonista fa gli esami per sapere per sapere se potrà avere figli mentre Consuelo fa le pulizie presso una bottega del pane. O ancora la figura di Ester e del professore nel racconto che dà il titolo alla raccolta. La Pistolato usa una lingua secca, sicura, tesa verso la frase senza verbo, che spesso sfocia in una serie di sequenze di frasi che tendono alle strutture della poesia. Tutto questo non serve a rallentare l’azione me è una tensione narrativa mirata al desiderio quasi inconscio di fermare le parole gli attimi di sensazioni e di passioni altrimenti difficilmente sperimentabili. La scrittura inventa qualche cosa che serve a mettere ordine nel caos dell’anima, della solitudine. Il tutto è ambientato nel teatro di una Venezia con l’acqua alta, città che invece di sprofondare galleggia, immobile, e il galleggiare immobile è proprio il segreto della scrittura. E’ una Venezia che evita barocchismi e gli aspetti più turistici: una città intima,avvolgente, per una scrittura spesso sensuale, come quando la città appare dietro le nebbie e sibilano alte le sirene dell’acqua alta. Da segnalare infine i racconti I capelli di Irina, Inhospital, Bebé tacco sei. Resto qui, infine, è un racconto poetico che chiude e riapre il discorso.

Monique Pistolato ©