Queervenice

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Ho incontrato ragazzi murati dentro il terrore della propria diversità, altri soli; ragazze che usavano il proprio corpo come un mangianastri e altre chiuse in bozzoli di dolore per il timore di essere rifiutate. Le mie storie escono dalla fantasia, ma tutte le suggestioni sono state alimentate dagli incontri della vita”. Racconta così Monique Pistolato il suo “Tempo Necessario”, una raccolta di racconti uscita ormai qualche mese fa per le edizioni “la meridiana”, che ci piace proporvi per questa fine anno. Innanzitutto perché è un libro bello, con una scrittura che scivola sulle pagine, storia dopo storia, ognuna delle quali agita quelle pieghe della vita in cui sei costretto a scegliere. Sono snodi, incroci vitali. “Un tempo necessario - dice Monique - è quello che ci serve per scegliere, ma è anche quello che spesso serve per comprendere dove, quando, in che modo siamo cambiati o abbiamo svoltato”. Non a caso, la maggior parte dei suoi personaggi sono adolescenti, giovanissimi che si trovano a dover guardare in faccia la vita. Fuori dalla mistica adolescenziale, dunque, perché l’inquietudine attraversa il libro come un elemento costante, fondativo, quasi, di ognuno di noi. E al centro vi è la matassa da districare della propria identità. Due storie,in particolare, ci riguardano, perché affrontano questioni chiave delle narrazioni Lgbt. Un coming-out e il momento chirurgico di un transito di genere. Monique Pistolato lo fa, anche qui, senza retorica. Ma con un tocco leggero, in punta di piedi, come se volesse entrare in una narrazione che dà senso a tutti, un tempo necessario per tutti, quello di ascoltare il movimento delle emozioni. Le raccontiamo dei nostri laboratori sull’omofobia e sul valore delle differenze - l’ultimo, è in corso all’Istituto Professionale Sanudo di Venezia, con una classe quinta - e su come ci piaccia lavorare sull’educazione sentimentale come una sorta di educazione civica. Ci dice Monique: “in un momento in cui l’unico senso allertato sembra quello predatore della vista, che ci chiede di essere magri, tinti, snelli, senza pancette o rughe, cancellando il tempo e così la storia delle proprie vite, delle proprie battaglie, beh, è difficile per tutti parlare di sentimenti. Mostrarsi. Dare un senso agli affetti. E così, certo, è ancora più difficile con i ragazzi, esposti come sono alla fragilità che li circonda. Ma è urgente partire da lì, parlare di sentimenti, camminare sulle emozioni. Così si aprono relazioni dirette e vere”. Le storie di Monique diventeranno ora un allestimento teatrale, grazie ad un gruppo di attrici del Centro Kolbe. L’appuntamento è per la prossima primavera.

Fabio Bozzato www.queervenice.com